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LAVAMI

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Nel mese di gennaio ho svolto un tirocinio infermieristico in un reparto di medicina dove ho conosciuto una donna che, da medico psichiatra, era divenuta una paziente affetta da neoplasia: Daniela. Era una persona difficile perché, oltre alla difficoltà di accettare la sua malattia, non era neppure sorretta dalla fede in Dio poiché si dichiarava atea.

Ho sperimentato che l’infermiere è, per il malato, un punto di riferimento molto importante, a volte l’unica persona di cui egli i fidi: competente, ma meno lontano dal medico; estraneo alla propria famiglia, ma più intimo per i servizi che compie…

Così fra me e Daniela è nata un’intesa che andava oltre le parole, e Dio si è servito di ogni momento, di ogni gesto, per entrare nella sua vita.

In punto di morte (io non ero in ospedale) Daniela ha chiesto di me, mi voleva accanto a sé…

Mi hanno cercata, sono andata…

Sr Simona De Pace, op

21.02.2002

“Carissima Sr. Elvira, questa mattina sono stata al funerale di Daniela. Non so dirti come mi sento: da una parte sono serena perché sono certa che ora finalmente ha incontrato e conosciuto quel Dio ce nella sua vita non ha mai accolto, dall’altra parte sento il gran vuoto che il mistero della morte lascia.  In chiesa c’era moltissima gente, credo per la maggior parte atei come lei. Non è stata celebrata la Messa, ma solo il rito delle esequie.

Pregavo per tutte quelle perone che hanno voluto bene a Daniela, perché tutti possano conoscere e accogliere Dio già in questa vita.

La sorella Laura ha chiamato la malattia di Daniela “miracolo d’amore” perché molta gente in questo tempo le è stata accanto mostrandole il proprio bene.

Il Padre che ha presieduto il rito funebre è un ex- compagno di liceo di Daniela e mi ha chiesto se durante la celebrazione volevo intervenire con una preghiera. Sono salita sull’ambone ed ho visto davanti a me molte persone; sentivo il  desiderio di guardare negli occhi uno ad uno per leggervi che cosa passasse nel loro cuore in quel momento… Ho raccontato che il giorno in cui mi hanno cercata perché Daniela stava molto male, quando sono entrata nella sua camera lei mi ha detto solamente una parola: “Lavami” e sicuramente non mi chiedeva solo di lavare il suo corpo, ma mi chiedeva anche di quell’acqua viva capace di donare pace e di rinnovare il cuore. Così ho pregato per tutti i presenti perché ciascuno davanti a Dio pronunciasse quell’unica parola detta da Daniela:”Lavami…perché i miei occhi, o Dio, ti riconoscano; lavami perché il mio cuore ti accolga; lavami perché il mio corpo possa essere riflesso del tuo amore; lavami…”.

Ed ho lasciato come segno un’anfora posta accanto a Daniela, un’anfora in mezzo a piante con le spine, a pietre, a rami secchi, perché la vita di ciascuno, pur nell’aridità del deserto, sia come quell’anfora pronta ad accogliere l’acqua di quel Dio che ci invita a dissetarci alla sua fonte.

Non so se quelle parole siano penetrate nel cuore di ciascun presente, so solo che Dio è grande e vuole salvi tutti i suoi figli e per questo sceglie di servirsi di chi ha detto sì alla sua Parola per riportare a sé i lontani.

Entrando in Chiesa, dietro alla bara di Daniela c’era la sorella Laura, il cognato Toni ed io. Mentre camminavamo per accompagnare Daniela davanti all’altare, io e Toni ci siamo presi per mano e con gli occhi pieni di lacrime ci siamo detti: ”Insieme al Signore ce l’abbiamo fatta a portare Daniela davanti a Lui”.

Grazie, Sr. Elvira, perché mi hai sostenuta in questa esperienza che certamente mi ha fatto scoprire cose nuove che vanno oltre a ciò che riesco ad esprimere con le semplici parole e ti chiedo di ringraziare per me tutti coloro a cui tu hai chiesto di pregare…

E’ proprio vero che l’unione fa la forza e la preghiera di molti è una fonte di grazia. Daniela  col Signore anche per tutte le preghiere che l’hanno accompagnata fino all’ultimo…

Se vuoi, puoi leggere questa lettera alle suore di Roma o a chi ci ha sostenuto con l’affetto di sorelle e con la preghiera: è una testimonianza di come insieme, pur nella lontananza fisica, siamo un’unica famiglia che sulle orme di S. Domenico e di Madre Gérine vuole offrire la vita per la salvezza dei fratelli.

Un’ultima cosa: alla fine del funerale ho scoperto che la parrocchia a cui Daniela apparteneva e che non aveva mai frequentato, è dedicata a Santa Rosa da Lima…si dice che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Coincidenza che sia stata proprio una domenicana ad incontrare Daniela in ospedale e con lei tutta la Congregazione di suore domenicane? Mi sa che S. Rosa ci ha messo lo zampino…che ne dite?

Grazie a tutte con un abbraccio e il Signore ci benedica.

Sr. M. Simona De Pace o.p


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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