
Santa Caterina da
Siena

Siena, nel rione di Fontebranda, il 25
marzo del 1347, da Jacopo Benincasa, tintore di stoffe,
e da Lapa Piagenti, nasce Caterina (24° figlia).
Fin dai primi anni mostrò un’inclinazione
alla preghiera. Imparata l’Ave Maria, la ripeteva spesso
e molte volte, salendo e scendendo le scale di casa,
fermandosi ad ogni gradino. Nel 1353, dopo una visita
alla sorella sposata, Bonaventura, ritornava a casa in
compagnia del fratellino Stefano.
Giunta nei pressi del convento dei frati
domenicani, ebbe la prima visione.
Sopra il tetto della chiesa di S.
Domenico vide Gesù vestito con abiti pontificali, seduto
su un trono. Accanto a lui c’erano S. Pietro, S. Paolo e
S. Giovanni evangelista.
A questa vista, Caterina rimase come
inchiodata a terra e con lo sguardo fisso mirava il
Salvatore che sorridendole, la benedisse.
Questa visione ebbe certamente
un’influenza decisiva su tutta la vita di Caterina.
Si legge nella sua biografia, scritta dal
suo confessore, il b. Raimondo da Capua: “Da questo
momento, per le virtù, per la serietà dei costumi e per
il senno straordinario, parve che sotto le vesti della
fanciulla si nascondesse una donna matura”.
A sette anni offrì in voto al Signore la
sua verginità per le mani di Maria (in segreto).
Inizia un cammino ascetico, progressivo
nel tempo, con la preghiera e sacrifici: mortificandosi
nel vitto e nel sonno.
Con la conoscenza dell’Ordine Domenicano,
avanza in lei lo zelo per la salvezza delle anime e una
forte attrazione verso quest’Ordine.
Una notte in sogno Caterina vide S.
Domenico che le andò incontro tenendo in braccio l’abito
delle sorelle della penitenza di S. Domenico; la chiamò
“figliuola” e la confortò dicendole di non temere alcun
ostacolo, perché con certezza avrebbe indossato
quell’abito.
Dopo un breve periodo di accondiscendenza
alla vanità, perché istigata dalla madre e per
accontentare la sorella che la stimolava ad imitarla
nell’agghindarsi, Caterina ritornò con più fervore alla
preghiera, alle mortificazioni corporali, si tagliò i
capelli per tagliar netto col mondo.
A tutto questo i familiari reagiscono con
una guerra implacabile, la colmano di ingiurie e,
credendo di distoglierla dalle sue tendenze mistiche, le
impongono di sostituire la donna di servizio.
Caterina gioiosamente, abbandonata alla
volontà divina, si dimostra rispettosa e obbediente.
Si costruisce nella mente una dimora
spirituale che amava chiamare “cella interiore”.
In essa viveva ogni momento e ogni
situazione con il Signore.
Un giorno il Signore permise che il padre
vedesse Caterina, genuflessa in un cantuccio della casa,
in preghiera e sul suo capo una colomba bianca in un
fascio di raggi di luce.
Il padre che amava tanto Caterina disse
ai familiari: “Nessuno da ora innanzi sia molesto alla
mia dolcissima figliuola. Lasciate che si consacri al
suo Sposo celeste”. Così Caterina ha piena vittoria e
riprende tutta la sua libertà per dare sempre più prova
a Dio del suo amore e della sua fedeltà.
A 16 anni, dopo aver vinto la resistenza
della Priora, Caterina ricevette l’abito bianco e nero (colori
che indicano purezza e umiltà) delle Sorelle della
penitenza, dette anche Mantellate.
Seguirono tre anni di vita raccolta,
dedicata ai lavori domestici e alla penitenza.
Gesù le insegna a distinguere le vere
visioni da quelle false: le fa comprendere che ogni
creatura è fatta dal nulla dal Creatore. A tale scuola,
il cammino spirituale di Caterina si consolida
decisamente. Da Gesù ottiene il dono della fortezza ed
impara ad accettare la croce, anzi, ad amare la
sofferenza fino a trovare consolazione in tutto ciò che
è causa di dolore. Infatti in questo periodo affronta
vittoriosamente la prova delle tentazioni.
Ella vede Dio come un mare e l’uomo come
un pesce vagante in tale immensità. E vivendo immersa in
questo mare, raggiunge il traguardo del totale abbandono
alla divina Provvidenza.
Scolpisce, nella sua mente e nel suo
cuore, l’espressione di Gesù: “Figliuola, pensa a me ed
io subito penserò a te”. Caterina comprende quanto
grande sia la premura di Dio per le creature e che tutto
il loro bene è nel Creatore.
Aveva 20 anni quando Cristo le manifestò
la sua predilezione attraverso il mistico simbolo
dell’anello sponsale. Era l’ultimo giorno di carnevale,
mentre tutti erano in festa, Caterina pregava ed
implorava perdono per i peccati che venivano commessi.
Gesù le apparve e disse: “Ora mentre gli altri fanno
feste mondane, io stabilisco di celebrare con te la
festa nuziale dell’anima tua e ti sposo a me nella fede
che conserverai illibata fino a quando non verrai in
cielo a celebrare con me le nozze eterne.
Intanto la Vergine Maria, alla presenza
di S. Giovanni Evangelista, di S. Paolo, di S. Domenico
e del profeta Davide, prese la mano di Caterina e infilò
nel dito anulare un anello d’oro, nel quale erano
incastonate quattro perle (simboli delle quattro purità
che erano in Caterina: purità di pensiero, purità di
intenzione, purità di parole, purità di opere).
La visione disparve, ma l’anello rimase
sempre al dito di Caterina, sebbene visibile a lei
soltanto. Dopo le nozze mistiche la vita di Caterina
assume un volto nuovo. Il Signore la invita ad uscire
dalla solitudine e ad ingolfarsi nel mondo per attuare
la vocazione apostolica di domenicana.
Caterina obbedisce e la sua carità si
concretizza in una straordinaria ricchezza umana che sa
unire alla contemplazione un apostolato di opere
caritative e assistenziali.
Per gli infermi nel corpo e nello
spirito, sa trovare il coraggio di perdersi e di
confidare nel Signore che la sostiene nelle fatiche.
Soccorre i poveri, assiste gli ammalati sia a domicilio
che mediante il servizio all’ospedale. Con l’imposizione
delle mani guarisce dalle malattie nel corpo e nello
spirito; converte peccatori ostinati; comanda agli
spiriti immondi e li caccia via dai corpi degli ossessi,
risuscita i morti…
A questo periodo, in modo particolare, è
legato l’esercizio eroico della virtù della pazienza nel
sopportare le dicerie delle male lingue. (viene
considerata isterica, indemoniata, esaltata, pazza,…)
(Non curante di tutto ciò) con
altrettanta squisita carità dona la sua assistenza
spirituale ai carcerati, conforto e coraggio ai
condannati a morte. Ottiene conversioni clamorose che
attirano l’attenzione pubblica su di lei.
Ottiene da Dio il dono di vedere la
bellezza di un’anima in grazia. Sente il puzzo dei
peccati. Con la potenza del suo irresistibile fascino,
eccita all’amore e al timore di Dio, tutti quelli che
l’avvicinano. Si forma intorno a lei una “famiglia” di
discepoli: uomini, donne, ecclesiastici, religiosi e
laici che chiedono a lei una guida nelle vie dello
spirito. Essi l’accompagnano nelle sue missioni di pace,
le fanno da segretari o scrivani per la sua
corrispondenza. (Caterina non sapeva scrivere).
Le sue numerose lettere si diramarono per
l’Italia e per l’Europa. Instancabile fu l’impegno che
Caterina profuse per la soluzione dei molteplici
conflitti che laceravano la società del suo tempo.
La sua opera pacificatrice inizia con la
conciliazione tra grandi famiglie rivali in Siena e
dintorni.
Va a Lucca e a Pisa (dove riceve le
stigmate della Passione) per distogliere i reggitori
delle due repubbliche dall’aderire alla lega antipapale.
Nei primi mesi del 1376, Caterina si
adopera per riconciliare Firenze con il Papa e si reca
in Francia: ad Avignone. La missione in favore di
Firenze, per ora, non ha successo, ma Caterina ottiene
il ritorno della Santa Sede a Roma, dopo oltre 70 anni
di assenza.
Il 13 settembre, Gregorio XI con la corte
papale lascia Avignone.
In mezzo a tutte queste attività, i doni
soprannaturali si fanno più singolari. Tra questi
ricordiamo la scelta della corona di spine che S.
Caterina (preferita alla corona d’oro) portò penosa, ma
invisibile, fino alla morte.
Eccezionale è lo scambio del cuore tra
lei e il Salvatore.
Nel 1378 inizia lo scisma d’Occidente con
l’elezione dell’antipapa Clemente VII. Caterina viene
chiamata a Roma dal papa Urbano VI, successore di
Gregorio XI. A sostegno di Urbano VI, Caterina
intensifica la sua corrispondenza, specialmente con i
capi di stato e prega intensamente.
In tante fatiche Caterina si va
letteralmente consumandosi, offre se stessa come vittima
per la Chiesa: “O Dio eterno, ricevi il sacrificio della
mia vita in questo corpo mistico della santa Chiesa” (Lett.
371).
Dai primi di febbraio del 1380 a metà
marzo, Caterina si reca quotidianamente a S. Pietro e vi
rimane tutto il giorno in preghiera. Poi le diviene
impossibile muoversi.
Il 29 aprile, verso mezzogiorno, dopo
aver esclamato più volte “Sangue! Sangue!” volò allo
Sposo celeste. Aveva 33 anni. Fu sepolta nella Basilica
di S. Maria sopra Minerva dove ora giace sotto l’altare
maggiore ma il suo capo si venera a Siena.
Caterina sopravvive ancora oggi nei suoi
scritti:
le Lettere (l’epistolario
comprende 381 lettere dirette ad ogni genere di persone,
dai Papi, dai re e capi di stato ai semplici operai e
donne del popolo. Oltre ai problemi del suo tempo, le
lettere illuminano tutta la vita cristiana);
il Dialogo
(è l’opera di maggiore mole dettata da S. Caterina. I
temi che emergono sono quelli a lei più cari: la
misericordia divina, la perfezione dell’uomo secondo la
dottrina di Cristo, la dignità dei sacerdoti, l’orazione
continua);
le Orazioni
(è una raccolta di elevazioni pronunciate in estasi e
raccolte dai discepoli. Sono sfoghi d’animo, colloqui
con Dio, implorazioni,…).
Caterina fu canonizzata da Pio II il 29
giugno 1461.
L’amore suo per la Chiesa suggeriva a Pio
IX di darla a Roma come compatrona (1866). Nel 1909, Pio
X la riconosce Patrona delle donne di Azione Cattolica.
Pio XII, nel 1939, la dichiara compatrona
d’Italia, insieme con S. Francesco di Assisi, e nel 1943
patrona secondaria delle infermiere italiane.
Paolo VI la include tra i dottori della
Chiesa (4 ottobre 1970). Giovanni Paolo II, il 1
ottobre 1999, la proclama compatrona del continente
europeo, insieme a Edith Stein e a S. Brigida di Svezia,
accanto a S. Benedetto da Norcia e ai fratelli Cirillo e
Metodio.
Ormai S. Caterina può dire a tutti,
vicini e lontani: “Se sarete quelli che dovete essere,
metterete fuoco in tutto il mondo” cioè potrà
realizzarsi quell’anelito di pace e di giustizia che è
nel cuore di tutti.
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