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San Domenico di Guzman

Fondatore dell'Ordine dei Predicatori

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Mi chiamo Domenico e provo a raccontarti qualcosa di me….

Sono nato nel 1170 a Caleruega nella Vecchia Castiglia, in Spagna.

Mio padre, Felice di Guzman, era un grosso proprietario terriero; Felice… forse proprio il suo nome ha lasciato impresso dentro di me il tratto della gioia che sempre segnerà il mio volto!

Mia madre, Giovanna d’Aza era una persona molto riservata e prudente, si prodigava verso i poveri e i bisognosi; la compassione: è questo che mia madre mi ha donato, un cuore per sua natura, grande, accogliente, capace di commuoversi e muoversi verso le sofferenze altrui!

 Si dice che durante la sua gravidanza fece un sogno: il bambino che portava nel grembo sarebbe stato destinato ad un avvenire eccezionale! Infatti,  in sogno, il bimbo le apparve con l’aspetto di un piccolo cane con in bocca una torcia accesa, destinata ad incendiare il mondo…Questo presagiva che avrebbe generato un predicatore di grande valore! Quel bambino sarei stato proprio io, il fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori!!Già, chi l’avrebbe mai detto!!

 Non sarei mai stato capace di prevedere, né tanto meno immaginare il mio futuro nei primi anni della mia vita, anche se spesso mi fermavo a pensare. Mi piaceva spaziare con la mente su quegli orizzonti vastissimi che si aprivano davanti ai miei occhi dagli altipiani di Caleruega…la mia Caleruega! Il colore della terra rossa che si allargava e si allontanava, il cielo blu spesso sgombro di nuvole: mi divertiva e mi attirava questo gioco di colori!

 All’età di sei o sette anni fui affidato a mio zio sacerdote che si prodigò senza misura per insegnarmi a leggere e a scrivere. Appena fui in grado di leggere mi pose tra le mani il salterio; imparai così i salmi, gli inni, i cantici! In quegli anni tutto mi parlava di Dio e mi permetteva di parlare in qualche modo con LUI, almeno questo ricordo che mi diceva mio zio ed io credo che nella sua mente immaginava già per me una fruttuosa carriera ecclesiastica.

 Ricordo di quel periodo la melodia sacra che accompagnava la preghiera e quei piccoli e grandi compiti che mi venivano assegnati, insieme ad altri ragazzini, durante quella che chiamavano “ufficiatura”: quanta solennità e rigore! Mi piaceva! Imparai allora che l’uomo, creatura fragile e indifesa, loda il Dio che l’ha creato e può farlo nella semplicità del canto rivestendo di magnificenza e sobrietà quanto celebra.

 A quindici anni cominciai i miei studi nell’università di Palencia: dialettica, filosofia, teologia e s. Scrittura…Cominciavo a conoscere Dio sui libri…Sì, ma proprio in questi anni ne feci esperienza e capii cosa significava studiare, predicare la Parola: significava innanzitutto incarnarla, viverla!

 

A Palencia ci fu una carestia! Non ero ricco, ma possedevo libri; possedevo una Bibbia sulla quale avevo annotato tutto quanto ascoltavo durante le lezioni …era preziosa, ma era anche l’unica cosa che potevo vendermi per aiutare quella povera gente affamata! ”Vendi tutto quello che hai e dallo in elemosina!”: quel Dio conosciuto su “quel libro” non era forse lo stesso presente in quella povera gente che moriva?! Amarlo non significava proprio servirlo in quelle persone? Vendetti la mia Bibbia e fui la persona più felice di questo mondo!

 Completati i miei studi, all’età di circa 24 anni entrai nel capitolo dei Canonici Regolari della cattedrale di Osma. Vivevo profondamente immerso nella preghiera, nel ministero, nella vita comune…Sì, non c’era proprio altro che desideravo di più!

 E poi un giorno il vescovo di Osma, Diego, mi chiese di accompagnarlo per una missione diplomatica in Danimarca …E’ stato l’inizio di un’avventura, di una amicizia, di quel sogno che il Signore aveva fatto su di me “fin dal grembo di mia madre!”.

 Diego…mio caro amico, maestro e padre, quanta strada abbiamo fatto insieme, quanti incontri, quanti sogni, progetti….Mio caro Diego!

 Durante quel viaggio abbiamo attraversato la Francia meridionale e visto ed incontrato paesi e persone devastate dall’eresia catara e albigese che in quel periodo dilagava in Europa e si estendeva quasi a macchia d’olio!La gente criticava la Chiesa, il clero in particolare, per la sua condotta ipocrita e incoerente…erano in tanti quelli che si allontanavano!

 Ricordo ancora la notte trascorsa con l’albergatore a Tolosa, ricordo ancora gli sguardi di tutta quella gente che, come lui, non sapeva più a chi o a cosa credere…

 Io e Diego cosa avremmo potuto fare ? Tante domande abitavano il nostro cuore: in che modo annunciare a questa gente la Verità? In che modo fare amare Cristo e la sua Chiesa?

Solo una cosa avremmo potuto fare: prodigarci instancabilmente solo e soltanto per sradicare l’eresia e annunciare Gesù Cristo e il Suo amore per ogni uomo.

 Insieme a Diego, al suo fianco, avevo intuito un altro modo di lottare contro l’eresia, che non era quello di abbracciare la spada come la Chiesa aveva scelto di fare attraverso le crociate, ma quello di predicare, su incarico della Chiesa stessa, secondo la forma apostolica…Questo significava cominciare a vivere come gli apostoli e quindi camminare a piedi nudi, andare a due a due senza portare con sé né oro, né argento; senza nulla possedere al mondo e nulla chiedere; in una parola era necessario diventare mendicanti. Era difficile, ma era anche l’unico modo per essere credibili, per poter avvicinare quella gente e donare loro una parola di amore e speranza!

 Dopo aver ricevuto l’incarico dal Papa di dirigere la predicazione contro l’eresia catara e albigese iniziammo la nostra missione apostolica: Fanjeaux, Prouille, Montpellier, Tolosa, Carcassonne…

 Ad un certo punto della nostra missione, però, Diego, essendo vescovo, dovette rientrare in Castiglia per assolvere ad alcuni incarichi, ma non ritornò più, morì qualche mese più tardi…

 Ancora una dura prova da affrontare! Sperimentai la solitudine fisica perché mi ritrovai completamente solo a portare avanti questa grande missione; sperimentai la solitudine nel profondo del mio animo perché avevo perso un amico, un padre, un maestro, un compagno…

 A Fanjeaux, nella casa vicino alla parrocchia, vissi da solo per dieci anni continuando instancabilmente a predicare per riportare alla fede gli eretici: colloqui, dibattiti pubblici, incontri di ogni tipo…Portavo e custodivo dentro il desiderio di realizzare quanto Dio mi aveva messo nel cuore, e Lui mi dava la forza di andare avanti nonostante sentissi paura, senso di fallimento, solitudine…

 Ma Dio mantiene le sue promesse ed è fedele: a Tolosa alcuni amici si strinsero intorno a me, gente che condivideva lo stesso mio zelo della predicazione per la salvezza delle anime. E a Tolosa nacque il primo nucleo che diede successivamente forma stabile a quello che prenderà il nome di Ordine dei Frati Predicatori, uomini di Dio e totalmente deputati all’annuncio della Sua Parola!

 

Con il vescovo di Tolosa, Folco, che mi aveva nominato predicatore della diocesi, mi recai a Roma da Papa Onorio III per richiedere l’approvazione ufficiale della “sacra predicazione” (così avevamo chiamato questa prima comunità di Tolosa) e nel dicembre del 1216, il Papa stesso confermerà questo progetto donandoci il nome di frati Predicatori

Non mi bastava tutto questo, si erano raccolti molti giovani intorno a me…l’anno dopo li inviai in tutta Europa, nelle città universitarie, a Parigi, a Bologna perché studiassero e si formassero…il grano marcisce se non viene sparso ovunque!!

 L’Ordine dei predicatori cominciò così a svilupparsi!

 Nel 1220 e 1221 riunii a Bologna i miei frati per dare delle basi effettive all’ Ordine quelle che tuttora lo caratterizzano: una famiglia di frati – oggi anche di suore, monache e laici -  il cui fine è la predicazione, l’annuncio dellaPparola di Verita che è Cristo perché ogni uomo creda e sia salvo…e questo annuncio si realizza attraverso lo studio, la testimonianza della povertà evangelica e la fraternità della vita comune!!

 

 

 

 

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