
Celebrazione del centenario
della casa di cura in Torino


2 Dicembre
2006
Intervento
del Direttore Sanitario
della Casa Di Cura Suore Domenicane
Dott. Boccardo
100 anni della Casa di Cura
Saluto ed avvio dei lavori.
Sono il Dott. Boccardo Direttore
Sanitario della Casa Di Cura Suore Domenicane
E’ mio compito iniziare i lavori della
giornata
Quale modo migliore se non dando il
benvenuto e ringraziando tutti gli intervenuti:
La Priora Generale dell’ Ordine delle
Suore Domenicane Suor Viviana Ballarin
E tutte le Sorelle dell’ Ordine qui
rappresentate
Il dott. Luisangelo Sordo Direttore
Generale della Casa di Cura
Suor Agnese Ballarin Direttore
Amministrativo
Ed attraverso loro tutti i responsabili
e collaboratori della clinica ed in oltre i Medici, i colleghi, i loro
famigliari ,tutti gli amici comunque presenti.
E’ certamente un’occasione questa , 100
anni dalla fondazione della Casa Di Cura, che si presterebbe ad una facile
retorica , ma da quando la conosco ,vi giunsi la prima volta nel 1966,
presso questa Clinica ho sempre notato una grande aderenza alla realtà e
nessuna retorica; qui la realtà è una sola : la ricerca del benessere del
paziente ,la collaborazione ed il sostegno dell’opera dei professionisti che
ci onorano della loro fiducia.
Al centro della attenzione della Casa di
Cura e delle figure che man mano l’hanno diretta c’è sempre stato ed è
costante l’atteggiamento che caratterizza il nostro lavoro: il
riconoscimento e la difesa della dignità del Paziente e l’offerta di mezzi
idonei alle migliori cure.
Le regole che ci siamo dati tengono
prevalentemente conto del riconoscimento della personalità e della dignità
di ciascun operatore della Casa di cura affinché sia naturale per ognuno
assumere e mantenere con naturalezza tale atteggiamento nei confronti dei
malati.
Questa è una Comunità Sanante - E tutto
ciò non è retorica , ma vita.
Un impegno di tutti i giorni :
chi è malato non tiene in nessun conto
gli equilibri che si succedono nella gestione della sanità ,
chi è malato vuole che la struttura
preposta lo riconosca come persona nella totalità delle sue caratteristiche
e dei suoi diritti,
non vuole soggiacere ad un dolore
inutile,
non vuole accanimenti terapeutici,o
inutili virtuosismi tecnici.
Vuole essere riconosciuto PERSONA ed
avvertire attorno a sé la capacità di chi lo cura , di essere partecipe e
complice nella strategia terapeutica per il raggiungimento del miglior
risultato.
Questo è il nostro lavoro da 100 anni;
sembra un grande periodo di tempo , in
realtà la sofferenza e la malattia sono antiche quanto la storia dell’uomo e
la loro cura e risoluzione una delle speranze più vive , uno degli impegni
più costanti.
Questi 100 anni sono un punto di
partenza per noi e per chi ci succederà nella responsabilità; ciò che deve
rimanere fissa è la dedizione nella cura dell’ uomo sofferente ed una
vicinanza scientifica valida ed essenzialmente amica.
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