image

Home PageContattiLinksArea riservata

image

 

   La nostra famiglia


   La fondatrice


   La nostra storia


   Missione e carisma


   Le comunità


   Formazione


   Eventi


   Testimonianze


   Progetti missionari


   Indirizzi


 

 

 

Sito ufficiale

della Congregazione

Suore Domenicane

di Santa Caterina

da Siena

 

 

 

 

 

 

 

image

S. Caterina da Siena alla donna di oggi

 

di Sr. Elvira Bonacorsi OP

image

 

Testimonianza offerta in occasione del XXV anniversario della proclamazione di S. Caterina da Siena a Dottore della Chiesa.

 

 

Mi è stato chiesto di portare la mia testimonianza. Ve la offro come condivisione della mia esperienza: che cosa Caterina, come donna, dice e suscita in me; che cosa, secondo me, questa donna del 1300 può dire alla donna di oggi.

 Proprio perché parlo di una esperienza, tutto quello che dico non è frutto del mio cervello, è soprattutto frutto di quello che viviamo insieme da anni nella Congregazione, in particolare nella comunità dove vivo; è frutto del nostro vivere insieme, del nostro pregare, meditare, pensare, desiderare, contemplare, operare insieme.

 

Posso dividere quanto dirò in tre punti:

1. Come Caterina è presente nella mia vita. Come io ho conosciuto S. Caterina, come è entrata nella mia vita, come la penso, come la sento, quali sono gli aspetti fondamentali che mi colpiscono in lei;

2. Caterina donna. Quali aspetti fanno di lei una donna in pienezza;

3. Alla donna di oggi. Che cosa Caterina può dire alla donna di oggi.

Questo con l'appoggio di alcuni testi; alla fine tirerò tre conclusioni.

 

1. Come Caterina è presente nella mia vita

Sono entrata a fare parte delle Domenicane di S. Caterina da Siena giovanissima, perciò conoscevo Caterina molto poco, quasi niente.

Appena ho iniziato ad avvicinarmi a lei mi hanno un po' spaventato la sua mistica, le sue visioni, il cambio del cuore, le stigmate...;  tutti questi fenomeni mistici... le sue esperienze «sui generis», l'essere stata inviata a parlare a papi, cardinali, re e regine. Fin dall'inizio però mi ha affa­scinato per alcuni aspetti:

a) Il suo modo di relazionarsi al Signore, il rapporto che c'è tra lei e Gesù Signore, come lei vive questo rapporto sponsale-amicale. È un rapporto così vivo, così coinvolgente, così totale e totalizzante, così appassionato.

b) Man mano che la conoscevo mi ha colpito come l'amore di Cristo con cui parlava tranquillamente, con cui si fermava a discutere, che ascol­tava estasiata, era lo stesso che trovava nei fratelli. Era lo stesso Cristo si incarnava nella Chiesa. In lei Cristo, i fratelli, la Chiesa, erano un unico grande amore, un' unica grande passione. L'amore per lo Sposo e l’amore per i figli era un unico amore, perché nei figli non c'è altro che lo Sposo. Questa fusione in lei fa sì che non esista amore umano e divino come dicotomia, come separazione. In lei l'amore è un'unica grande fiamma.

c) Un altro aspetto che mi ha colpito molto in Caterina è la sua per­sonalità unificata. Caterina è donna che si unifica tutta intorno ad un grande amore; noi donne ci realizziamo soltanto se nella nostra vita c'è veramente un grande amore, una grande passione. Personalità unificata intorno ad un unico, grande amore: mente, cuore, volontà, intelligenza, parole: tutto in Caterina è diventato una cosa sola intorno a questo amore potente, unico, totale. Non c'è più separazione tra quello che lei pensa,  vive, tra quello che le interessa e dice.

d) Un altro aspetto è la sua stabilità. Stabilità, sicurezza, certezza che non è la certezza intellettuale o la stabilità di chi ha trovato un'idea fon­damentale su cui far leva. È sicurezza poggiata sul Signore che le ha detto: «Pensa a me ed io penserò a te». Caterina si sa quindi avvolta, posseduta, protetta, incoraggiata, spinta da questo amore che è il Cristo che pensa a lei sempre, anche quando le dice: «Adesso basta, non stare più a contemplarmi qui nella tua stanzetta... esci, va' dai miei fratelli! ».

 

In mezzo alle grandi difficoltà e alle situazioni più tragiche della storia, del suo vivere, Caterina ha questo cuore pacificato, perché anco­rato, stabilizzato nella certezza che il Signore si prende cura di lei, è sicura che Qualcuno che la ama ha cura di lei e questo la pacifica nel profondo.

 

 

2. Caterina donna

Vogliamo considerare Caterina nella sua realtà di donna e perciò quello che può donare, essendo donna, ad ogni donna di oggi.

La donna ha tre dimensioni costitutive: la sua femminilità, la sua sponsalità, la sua maternità. Ho detto dimensioni costitutive, quindi stiamo parlando di una identità profonda, di quello che la donna è nella sua essenza, nella sua profondità, non stiamo parlando di ruoli. Femmi­nilità, sponsalità, maternità, il tutto vissuto in una presenza amante-­unificante che è l'amore grande ed unico di cui parlavo prima.

Femminilità

La femminilità è un modo di essere presente, non è ancora un fare, è un modo di essere, un modo di relazionarsi, un modo di mettersi accanto, un modo di essere vicino, un modo di accompagnare. La femminilità della donna fa sì che alla donna non sfugga niente. Basta uno sguardo, basta essere presente un momento nella situazione e la donna intuisce subito, capisce che cosa sta succedendo.

L'uomo ragiona per passaggi logici, deve rendersi conto di tutto per mettere insieme e arrivare alla conclusione. Noi donne siamo già arrivate non per passaggi logici, ma per intuizione. Se volete un prototipo della femminilità è la Madonna alle nozze di Cana. In un attimo ha capito che quella festa poteva durare poco, perché mancava il vino. Nessuno se ne era accorto, lei se ne è accorta, è arrivata subito alla conclusione e ha provveduto. La donna sa capire quello che sta vivendo l'altro, perché è dotata di una forte intuizione. Le bastano piccoli particolari ed intuisce se l'altro è a disagio, sta soffrendo o è contento... La femminilità fa sì che la donna sappia tacere, parlare al momento giusto, perché ha una dose di pazienza e attesa che gli uomini forse non hanno o hanno in un altro modo. La donna sa attendere, sa prendersi cura e non abbandona. La sua femminilità è capace di umanizzare le situazioni, le relazioni, le persone; questo è il compito precipuo della donna: pacificare, umanizzare.

La femminilità è un dono di presenza, la sponsalità e la maternità si esplicano anche nel fare, ma la femminilità è proprio un modo di essere. Logicamente stiamo parlando della donna in pienezza, penso che nessuna di noi qui si senta veramente quella che abbiamo delineato, ten­diamo tutte a questo, ad essere «la donna » nella sua pienezza.

 

Sponsalità

La sponsalità è la capacità che ha la donna di relazionarsi alla pari con l'uomo, cioè con un altro essere umano diverso da sé. Con questa persona diversa, la donna sa creare un rapporto e un rapporto di comunione profonda, sa toccarne l'intimo, sa porsi in sintonia vibrante con quest' altro diverso e ne risulta una reciprocità di comprensione, di intui­zione, di comunione, di confidenza. La sponsalità fa sì che la donna sia capace di attivare nell'altro le sue potenzialità, fa sì che faccia uscire dall’ altro il meglio di sé, lo pone in espansione, in attività, attiva il meglio dell’ altro stimolandolo. Questo è vero non solo nella situazione storica della sponsalità, cioè del matrimonio, è vero sempre, in ogni relazione che la donna imposta. Stiamo parlando di dimensioni profonde della donna, della sua identità, quindi tale modalità di sponsalità non è vissuta soltanto dalle donne sposate, è in ogni donna. È una dimensione costi­tutiva della donna, non il ruolo di moglie; in tutte le donne perciò c'è questa dimensione sponsale che le fa essere capaci di porsi alla pari dell’ altro, di creare un rapporto di sintonia, confidenza e reciprocità atti­vando il meglio dell'altro. La donna ha questa capacità di stabilire una relazione «sponsale» con chiunque entri in rapporto.

 

Maternità

La maternità si esplica nel generare, coltivare, alimentare, far giun­gere a pienezza la vita. Non è principalmente nel senso fisico, perché anche le bestie generano, quindi la generazione fisica, per essere vera maternità, è sempre legata a una dimensione spirituale.

La maternità fa sì che la donna sia capace di generare le persone affidatele alla libertà, le fa diventare ciò che è dato loro di essere, ciò che loro devono diventare per realizzarsi, quindi la maternità fa essere la donna in una dimensione di grande gratuità. La madre autentica sa privarsi delle proprie idee, dei propri progetti, del proprio modo di pensare, perché deve cogliere la verità del figlio, la verità della persona che le è affidata e accompagnarla a giungere a realizzazione. La maternità è rendere capaci di camminare da soli, e una volta che la madre ha aiutato il figlio a diventare capace di camminare da solo, lo lascia andare, perché i figli non sono per la madre, ma per la vita e per se stessi. La madre non trattiene i figli. La vita esiste di per sé, quindi i figli sono per la vita. La madre diventa solo il tramite che accoglie il germe della vita, lo custo­disce, lo coltiva, lo fa crescere, lo porta a libertà, poi lo affida di nuovo alla vita. Dio ha legato la sua paternità e la sua maternità a quella di un cuore umano; la maternità passa attraverso un cuore di donna che si fa culla, grembo che accoglie la vita e che fa sì che la vita continui.

 

In una presenza amante-unificante

Femminilità, sponsalità, maternità: le abbiamo analizzate separata­mente per capirle un po' meglio, ma nella esperienza sono fuse insieme. Non si può dire che la femminilità arriva fino ad un certo punto e che poi comincia la sponsalità, ecc., sono un tutt'uno nella donna.

Queste tre dimensioni si esplicano in pienezza in una presenza amante che unifica la vita. Un amore che totalizza e diventa totalizzante, che tocca tutto di me, mi dona tutto e nello stesso tempo chiede da me tutto quello che sono e che ho. Un amore così mi dà il piacere di viverlo, non posso fare diversamente, perché è tutto quello che desideravo e volevo dalla vita; unifica tutte le mie possibilità, le mie potenzialità: mente, cuore, corpo, volontà... Quest' amore lo vedo dappertutto, lo colgo dappertutto e se non è così, il mio cuore di donna è inappagato, elemo­sino comprensione e attenzione, ma non posso dire di essere felice.

Queste tre dimensioni in Caterina da Siena sono vissute in modo fulgido, luminoso, in pienezza, fuse insieme, intrecciate insieme e fanno di lei una delle più grandi donne della storia.

In tutti i momenti e in tutti gli episodi della sua vita è possibile scoprire quanto abbiamo detto, perché lei era così, si relazionava così, viveva così; se analizziamo i suoi rapporti con i figli spirituali, cogliamo in ognuno di essi queste tre dimensioni che lei sapeva vivere autenticamente.

Consideriamo un episodio solo, che è emblematico nella vita di Caterina, e ce la presenta in tutta la sua luminosità di donna, sposa, madre: l' episodio di Niccolò di Tuldo. Ce ne parla lei stessa nella lettera 273, indirizzata al suo confessore Raimondo di Capua.

Niccolò di Tuldo è un giovane che, potremmo dire oggi, è incappato nel controspionaggio di Siena. Perugia e Siena sono in lotta tra di loro; questo giovane perugino viene trovato a Siena e accusato di essere lì per indagare, spiare che cosa il governo di Siena vuole fare contro Perugia. Viene gettato in prigione e condannato alla decapitazione.

Niccolò di Tuldo è giovane, ama la vita, non vuole morire, non è credente, ce l' ha a morte con tutti, per di più alcuni sacerdoti vogliono che si converta e lui si adira ancora di più. Caterina lo viene a sapere e va lei stessa in prigione, riesce ad entrare in relazione con Niccolò e tra i due si stabilisce un rapporto di comprensione, di intesa molto profonda.

Lei stessa racconta al Beato Raimondo com'è andata la fine di questo giovane.

«Andai a visitare colui che sapete onde egli ricevette tanto conforto e consolazione che si confessò e disposesi molto bene. E fecemi promet­tere per l'amore di Dio che quando fusse il tempo della giustizia io fussi con lui. E così promisi e feci».

Niccolò di Tuldo esige, perché sa di poterlo fare, che Caterina gli prometta: «Io verrò al luogo della giustizia».

«Poi la mattina innanzi la campana andai da lui». Caterina si alza presto, va da lui prima che comincino i rumori della vita, prima di tutto in un momento di grande intimità.

 « E ricevette grande consolazione. Menailo a udire la Messa e ricevette la S. Comunione la quale mai più aveva ricevuto. Era quella volontà accordata e sottoposta alla volontà di Dio e solo vi era rimasto un timore: non essere forte in su quello punto », cioè Niccolò aveva paura di non essere forte al momento della morte.

 « Ma la smisurata e affocata bontà di Dio lo ingannò creandogli tanto affetto e amore nel desiderio di Dio che non sapeva stare senza Lui dicendomi: "Sta meco e non mi abbandonare" ». Caterina dice che Dio lo ha ingannato; gli ha messo in cuore un affetto così grande che lo portava a dire a Caterina: “Stai con me”. Grande affetto di Dio-Amore, che lui percepiva in Caterina, per cui diceva a questa donna: “Tu stai con me, non mi abbandonare e così non starò altro che bene e muoio contento”

«… e teneva il capo suo in sul petto mio». È un gesto intenso di grande acco­glienza da parte di Caterina, di grande amore nei confronti di questo figlio.

«Io allora sentiva uno giubilo e un odore del sangue suo e non era senza l'odore del mio il quale io desidero di spandere per lo dolce sposo Gesù ». È tutto un intreccio: io sentivo l'odore del sangue di Niccolò insieme al mio di sposa e di madre, sposa e madre dell'umanità, sposa di Cristo, questo sangue mio che io voglio spandere per lo Sposo Cristo Gesù.

« E crescendo i1 desiderio dell'anima mia e sentendo il timore suo dissi: “Confortati fratello mio dolce perché tosto giungeremo alle noz­ze”; giungeremo, usato al plurale,

« Tu v'andrai bagnato nel sangue dolce del Figliuolo di Dio con dolce amore di Gesù il quale non voglio che t'esca mai dalla memoria. E io t'aspetterò al luogo della giustizia. Or pensate padre e figliuolo (Raimondo da Capua) che il cuore suo perdette allora ogni timore e la faccia sua si tramutò di tristizia in letizia ». Godeva, esultava e diceva: “Onde mi viene tanta grazia che la dolcezza dell'anima mia m'aspetterà al luogo santo della giustizia?”.  La «dolcezza dell'anima mia» è Caterina, lei che pacifica, che umanizza, che suscita amore. Caterina va al luogo del supplizio e lì aspetta Niccolò, quindi quando lui arriva lei è già là in preghiera.

«Poi egli giunse come un agnello mansueto, vedendomi cominciò a ridere e volse che io gli facessi il segno della croce. E ricevuto il segno dissi io: "Giuso alle nozze, fratello mio dolce, che tosto sarai alla vita durabile". Posesi giù con grande mansuetudine e io gli distesi il collo e chinammi giù e rammentaili il sangue dell'Agnello. La bocca sua non diceva se non "Gesù e Caterina". E, così dicendo, ricevetti il capo nelle mani mie fermando l'occhio nella divina bontà e dicendo IO VOGLIO»...

Ecco, qui Caterina è donna, perché intuisce la situazione, capisce fino in fondo, sa cosa dire, sa cosa tacere, sa come muoversi, sa umanizzare, pacificare il cuore di Niccolò.

Qui Caterina è sposa, in quanto crea una relazione profondissima con lui, alla pari, di una grande intimità e reciprocità, attiva in Niccolò di Tuldo quello che c'è di meglio in lui.

Qui Caterina è madre perché riesce a svegliare in lui la vita, la col­tiva, la libera e la porta alla vita vera e piena che è Gesù.

Queste tre dimensioni in Caterina si articolano nella presenza amante ed unificante che è il Signore. È talmente legata al suo Signore che non ha alcuna paura di attirare su di sé tutto l'affetto di questo ragazzo. Alcuni critici dicono che Niccolò di Tuldo si sia semplicemente innamorato di Caterina. Lei non ha avuto paura perché Gesù e lei erano così uniti che chi arrivava a Caterina arrivava a Gesù.

«Pensa a me che io penserò a te» le aveva detto Gesù e Caterina fa veramente così, pensa tutta e sempre al suo Signore e il suo Signore pensa a lei, la protegge, le dà la capacità di entrare in tutti gli ambienti, in tutte le situazioni, in tutti i cuori, portandovi le caratteristiche del suo essere donna, sposa, madre.

 

 

3. Alla donna di oggi

A quale donna di oggi può parlare Caterina?

- Caterina parla alla donna di oggi che vive in crisi di identità e in complesso di inferiorità. Spesso la donna non sa chi lei è nel profondo, nella sua specificità, nella sua identità; spesso scimmiotta l'uomo, perché sembra che sia valido solo ciò che assomiglia al maschile. Pensate a certe mode: le spalline imbottite così le donne hanno le spalle come gli uomini o certi tipi di scarpe che non hanno niente di femminile. I ruoli della donna devono essere uguali a quelli dell'uomo. La società dice che la donna è alla pari dell'uomo nei ruoli, che può fare quello che fa l’uomo, cioè pensa alla donna, e la donna pensa a sé, in un ruolo, non nella sua identità.

Caterina a questa donna ripete che l'identità è di vivere la sua dimensione di femminilità, sponsalità e maternità e questo non come un ruolo, ma come una peculiarità profonda.

 

- Caterina parla alla donna di oggi che si lascia usare o è aggressiva. Sono due modi di porsi o al di sopra (aggressività) di quello che la  norma è o al di sotto. La donna cioè, ha un'immagine non giusta di sé, vuol essere al di sopra e perciò aggredisce gli altri e li vuole dominare, oppure si pone al di sotto lasciandosi usare dalla pubblicità, dalla pornografia, da rapporti di coppia sbagliati. Spesso la donna fa di tutto, mette in atto mille modi per farsi usare, per arrivare, ad esempio, a essere un corpo fotografato in mille pose. Questo è tragico, perché vuol dire che in quei casi, quando lo vuole lei, la donna non si rende nemmeno conto di essere usata.

Caterina a questa donna aggressiva o che si svaluta dice: sii te stessa! Né al di sopra né al di sotto di te, sei già affascinante, stupenda così come sei... siilo, tutti ti rispetteranno, non dovrai importi o venderti. È neces­sario e sufficiente che tu sia te stessa.

 

- Caterina parla alla donna di oggi che è frantumata, dissociata, spezzettata tra lavoro, famiglia, società, divertimento, vacanze, e che vive questi momenti della sua vita come compartimenti stagni.

Caterina dice a questa donna che può essere una personalità potente se unifica il suo essere nelle dimensioni profonde intorno ad un unico grande amore. Se ti unifichi, sarai in pienezza, non sarai dei pezzi di te stessa che un momento sono al lavoro, un momento sono con il marito, un momento sono in vacanza. Potrai essere sempre te stessa nel profondo, esprimendoti sempre tutta in questi diversi momenti.

 

- Caterina parla alla donna che vuole vivere la sua femminilità e dice a questa donna: sii presenza intuitiva nel mondo di oggi, umaniz­zante, pacificante; il mondo di oggi ne ha bisogno. Sii presenza di pace presso l'uomo razionale, presso le situazioni di antagonismo, di odio...

 

- Caterina parla alla donna che cerca di vivere bene la sponsalità nel matrimonio. Nel mondo di oggi ci sono relazioni di coppia molto difficili, la fedeltà è spesso faticosa, dolorosa, impossibile a volte. Alla donna tocca saper trovare il modo di attivare il meglio del suo partner per poter vivere un rapporto di coppia vero.

 

- Caterina parla alla donna che vive la maternità concretamente. Le minacce alla maternità oggi sono tante: l'esigenza che la donna sente di realizzarsi nel lavoro e quindi di coltivare la carriera anche a scapito dei figli; la necessità quasi di essere madre fisica e basta, non spirituale, non avendo un progetto educativo per i propri figli; il mettere al mondo dei figli e poi affidarli ad altri; la paura del parto e del dolore...

Caterina a questa donna dice: sii madre in pienezza, genera alla vita, non avere paura, genera alla libertà, prenditi cura della vita e una volta che hai portato a maturità i tuoi figli, lasciali andare, non essere possessiva.

 

- Alla donna consacrata di oggi Caterina dice: c'è una Chiesa, un mondo, una umanità, che hanno bisogno di una donna che sia una pre­senza umanizzante, che crea rapporti, relazioni che sanno suscitare vita e il meglio di ognuno. Il mondo e la Chiesa di oggi chiedono una pre­senza di donna consacrata così come lo è stata Caterina. C'è bisogno di una donna come lei oggi, che sa prendersi cura, con tutta la sua ric­chezza, del mondo e dell'umanità di oggi.

 

In conclusione

       * Caterina lancia un messaggio ad ogni donna, credente o non cre­dente. Nelle sue lettere iniziava con: « Scrivo a voi nel Sangue di Cristo », «Desidero vedervi annegare nel sangue di Cristo ». Questo lo diceva anche alle dame, alle regine, come alle sorelle mantellate. E chiudeva ogni lettera dicendo a tutti: «Rimanete nella santa e dolce dilezione di Cristo». La luce è luce per tutti, resta sempre luce anche quando c'è chi non ci crede e Caterina non ha alcuna paura di mostrare la luce a tutti.

* Cristo è la realizzazione piena dell'essere umano e Caterina lo pro­clama a pieni termini. Una donna che si lega a Cristo e ne fa il suo centro, non si disumanizza, anzi diventa una donna in pienezza come lo è stata Caterina. Nessuna donna forse ha vissuto in modo così grande, lumi­noso, travolgente le tre dimensioni della femminilità, sponsalità e mater­nità come le ha vissute lei. Una donna che si lega a Cristo diventa la donna, nel significato pieno del termine.

* Caterina è tutto questo per me, ed ogni volta che mi incanto a guardarla, a contemplarla, faccio tre cose: ringrazio il Signore perché l' ha donata all'umanità e alla Chiesa così grande, così unificata, così libera, così donna, così amante; lo ringrazio perché l' ha donata a me come madre per la mia vita e la mia vocazione; e, contemplandola, le chiedo ogni giorno con desiderio struggente che mi renda un po' simile a lei.

 

 

 

 

 


Vita

Cronologia essenziale


 

Il pensiero politico di Caterina

Caterina alla donna di oggi

Obbedienza del Verbo

...Come il pesce sta nel mare

Nel cuore di Caterina: il fuoco

 

torna indietro

 

 

 

image

Copyright@Congregazione delle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena